Le braccia alzate di Teheran

Braccia alzate, sorrisi, esultanza. Per l’Iran si sono appena conclusi giorni di festa, sotto gli occhi compiaciuti di nuovi e vecchi amici che hanno partecipato al banchetto con grandi aspettative e grandi proposte. L’affare poi si è fatto, in un colpo solo il presidente iraniano Ahmadinejad ha ottenuto tre risultati insperati: l’Iran non è più isolato, le sanzioni in eterna discussione al Consiglio di sicurezza sono rimandate e le trattative presso l’Agenzia atomica dell’Onu – cui aveva partecipato anche un messo dell’Amministrazione americana – sono ormai passato remoto.
17 AGO 20
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Grazie all’attivismo di Turchia e Brasile, che da settimane cercano di introdursi a gamba tesa nei negoziati sul nucleare di Teheran, da ieri la palla è di nuovo in territorio occidentale, e a giocarla non sono più né il gruppo di Vienna né il 5+1 né il Consiglio di sicurezza dell’Onu. Saranno il premier turco Erdogan e il presidente brasiliano Lula a governare e gestire il nuovo accordo stipulato con Ahmadinejad, cioè il trasferimento “entro un mese” di milleduecento chili di uranio in territorio turco per l’arricchimento – supervisionato anche da tecnici iraniani, che così imparano bene il mestiere. Una volta lavorato, il materiale tornerà in Iran e sarà utilizzato “per le finalità mediche” per cui la richiesta è stata avanzata.
Da Washington sono arrivate parole di cautela, ci vuole l’avallo dell’Aiea, ha detto il portavoce di Obama, il nucleare di Teheran rappresenta una grande preoccupazione, le sanzioni sono sempre un’opzione. Peccato che Turchia e Brasile siano membri non permanenti del Consiglio di sicurezza e la loro diplomazia parallela non può che rallentare il già lento processo dell’approvazione delle sanzioni. E comunque neppure Russia e Cina erano d’accordo con le misure economiche, e Mosca ora dice “bene, controlliamo ma andiamo avanti”, e inizia già il suo lavorìo per convincere Stati Uniti, Francia e Regno Unito che in fin dei conti la manovra turco-brasiliana non è così improvvida.
Anzi, poiché il trasferimento dell’uranio era proprio al centro dell’accordo fallito nell’autunno scorso dopo i colloqui dell’Aiea, adesso ci potrebbe essere un rilancio: se arricchisce l’uranio la Turchia – e non si sapeva neanche che avesse gli strumenti per farlo – perché non possono farlo anche la Francia o la Russia stessa? Intanto se ne discuterà, e Teheran avrà un mese per godersi la vittoria, alzare le braccia, esultare per il suo personale scudetto, e decidere anche di cambiare i termini dell’accordo, tanto è tutto tempo guadagnato, tutta una nuova negoziazione da inventarsi da zero, sotto il grande ombrello della mano tesa obamiana.